Come nei Promessi Sposi la storia trae spunto dal ritrovamento di alcuni documenti. Ma mentre nel polpettone manzoniano avevamo a che fare con del cartaceo, qui una dicitura all’inizio ci ricorda che stiamo per vedere delle registrazioni video, veri reperti dalla presunta scena di un crimine.
Infatti le riprese sono fatte con attrezatura semiprofessionale ed i tre giovani protagonisti, una ragazza e due maschietti, si ritraggono l’un l’altro durante i preparativi del documentario che stanno per cominciare a girare come tesi, un documentario sugli strani fatti avvenuti in un bosco del Maryland. Fino a quando si fa qualche intervista agli abitanti più o meno zotici del luogo va tutto bene, quando però la troupe si addentra nel bosco per filmare i luoghi dei fatti e magari cercare proprio la malvagia strega di Blair, le cose si mettono male: Ia mappa sparisce, il gruppo si perde nel bosco, uno dei membri scompare, i rimanenti cominciano a trovare segni inquietanti, sentire suoni minacciosi. Il finale non sembra promettere niente di buono.
Questa in sostanza il film, ma The Blair Wich Project non è solo un film perchè prima di uscire nelle sale degli Stati Uniti prima, e del resto del mondo poi, BWP era già un oggetto di morboso interesse per moltissime persone. Infatti già da un paio di anni un sito internet aveva creato il mito dei ragazzi scomparsi nella foresta. Il sito riportava costantemente aggiornamenti della polizia, interviste, testimonanze, ripercorreva i macabri fatti del passato, avanzava ipotesi, insomma imbastiva un giallo molto ben articolato. In realtà non si sa quanti abbiano abboccato, fatto sta che la stampa lo pompò talmente tanto da farlo diventare un caso.
O almeno questo è ciò che sostengono la stragrande maggioranza di quelli che hanno parlato del film. Per quasi tutti si tratta di una colossale bolla/balla mediatica che grazie ad un abile messa in scena ha attratto e ingannato tutti. Un film che ha solo rubacchiato di qua e di la, che vorrebbe essere sperimentale ma è solo dilettantistico, in sostanza un film brutto che però grazie all’inganno ha avuto successo. Alcuni esempi: “In definitiva solo uno scherzo goliardico” (P. Mereghetti) “E’ un non-film di radicale inettitudine” (M. Morandini) “Pura e semplice spazzatura” (Paolo Cerchi Usai), “È come vendere al prezzo di un Van Gogh una cornice” (Mymovies.it) e via dicendo…
Ecco, io non sono affatto daccordo.
E’ vero che BWP non inventa nulla di nuovo, l’espediente delle pizze ritrovate era già stato usato, e proprio il nostrano Deodato nel 1980 in Cannibal Holocaust ne fa lo stesso identico uso. Ma la storia del mokumentary (il falso documentario) è la storia del cinema stesso, basti ricordare che quello che viene considerato il primo film della storia del cinema, “Uscita dalle officine Lumiere“, è proprio un mokumentary dove l’evento del titolo non viene ripreso dalla realtà ma, come dimostrano inequivocabilmente le analogie tra le varie sequenze, una vera e propria messa in scena. Anche gli espedienti per creare suspance effettivamente fanno solo di necessità virtù usando il non-vedere e non-mostrare non potendo fare altrimenti, dato il budget risicatissimo. Eppure secondo il mio modesto parere il film non solo funziona, ma merita anche rispetto. Non posso e non voglio credere che gli straordinari risultati di botteghino si spieghino solo con una colossale truffa o una voglia di credere a tutti i costi alla storia vera.
Quando esce in Italia tutto il baraccone mediatico ha già svelato da tempo e senza ombra di dubbio la falsità dei nastri (ammesso che qualcuno abbia mai veramete abboccato alla storiella), ciononostante il film si piazza al 12° posto con 7.967.701 € , subito sotto Il Gladiatore ma prima di titoli come Il miglio verde, Tutto su mia madre o American Pie. Possibile che siano tutti polli quelli che lo hanno visto? Se il film avesse fatto veramente schifo la gente lo avrebbe affossato in una settimana. Invece il passaparola dice che vale, ed infatti vale, per un semplicissimo motivo: BWP fa paura. Un buon film d’amore ci farà sognare, l’avventura ci deve emozionare, l’azione dare adrenalina e l’orrore spaventare.
Questi sono parametri imprescindibili per giudicare un film, e The Blair Wich Project fa cagare sotto. Poi che lo faccia con strumenti già collaudati non toglie nulla, anzi, far paura senza mostrare non è una scorciatoia ma un grosso azzardo perchè se non funziona il film è da buttare, ma questo non è l’unico rischio che si assumono i registi. L’altro, e maggiore, è quello di girare un film dove si pongono tante domande, si seminano indizi e si aprono interpretazioni ma non si da nessuna risposta. Infatti il finale del film non spiega assolutamente nulla lasciando lo spettatore libero di riempire tutte le parti vacanti. Una scelta del genere per un pubblico abituato a veder tornare sempre ed inesorabilmente tutti i conti della storia non è da poco. Concludo la mia appassionata difesa ricordando a tutti quelli che hanno scomodato semiologia, semantica e altre alte discipline, che fare della dietrologia su BWP a me pare un po’ redicolo. In fondo è solo un filmetto girato con pochi soldi, qualche buona idea e della sincera passione. Se poi incassare fiumi di dollari spendendone un pugno è sinonimo di sopravvalutazione questo è un discorso che mi puzza un po’ di invidia.
THE BLAIR WITCH PROJECT (ID.)
USA 1999
Genere: Horror
Regia: Daniel Myrick & Eduardo Sanchez
Interpreti: Heather Donahue, Michael Williams, Joshua Leonard nelle parti di sé stessi
VOTO:
Quanto divide critica e pubblico:
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