
“L’AVVOCATO DEL DIAVOLO”. Film di Taylor Hackford.
Una pietra miliare, un film da non perdere, un interessante viaggio dentro di noi.
La storia narra l’ascesa improvvisa e discutibile di un giovane avvocato, tanto giovane e brillante quanto spregiudicato e ambizioso, interpretato da Keanu Reeves. Le sue scelte e un fatidico incontro con un ambiguo e potentissimo personaggio con un inimmaginabile secondo fine, interpretato dall’eccezionale Al Pacino, lo porteranno ad avvinghiarsi sempre di più in una ragnatela di lusso, popolarità, tentazioni soldi e vittorie forensi, disinteressandosi completamente se queste siano giuste o no, col solo scopo di vincere e di ottenere tutto ciò che vuole. Di tutto questo ne fa le spese la moglie, sempre più sola e trascurata, interpretata dalla perfetta Chalize Theron, che sprofonda inesorabilmente in un baratro di paranoie e allucinazioni (che siano tali o no, lo si scoprirà solo alla fine).
La trama è una storia che fa pensare. Ruota intorno alla debolezza umana, alla tentazione, alla dicotomia tra bene e male, a come solo gli esseri umani siano responsabili delle loro scelte. Viene demolita la convinzione delle persone come burattini manovrati nella lotta tra Dio e Satana: ne sono solo influenzate, nulla di più. Sono gli umani gli autentici fautori del loro destino grazie al libero arbitrio loro concesso e possono solo complimentarsi o prendersela con loro stessi per le conseguenze delle loro scelte. Ci fa riflettere su come spesso, per inseguire ciò che si desidera, si trascura ciò che più si ama, facendolo soffrire, talvolta perdendolo per sempre. Il film si sofferma su come le persone sono sempre più ossessionate da ciò che considerano potere e da come sono accecate dalla smania di raggiungerlo, senza accorgersi che non è tutto oro quel che luccica e che le apparenze ingannano. La pellicola tratta anche la tematica di come gli esseri umani siano bravi a chiudere gli occhi di fronte a una realtà scomoda, di come facciano di tutto per plasmarla a loro piacimento, di come si creano autogiustificazioni e illusioni per mettere a tacere la propria coscienza.
Vi sono presenti anche molte metafore bibliche, trasfigurate per la maggior parte ai giorni nostri. Visibile ad esempio la metafora tra la corrotta e decaduta Babilonia descritta nella Bibbia e la moderna New York. Ovvi riferimenti anche al “Faust” di John Milton.
Il film si dipana come un gomitolo fino a sciogliere tutti gli interrogativi e i segreti di quasi tutti i personaggi. Un’ottima regia e una coinvolgente colonna sonora, l’intero cast sbalorditivo.
Magnifici e significativi i dialoghi, specialmente quelli tra Al Pacino e Keanu Reeves, grazie anche all’enfasi dei doppiatori Giancarlo Giannini e di Luca Ward.
La scena finale è tra le migliori del film.
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