LA TRAMA
Alessandria d’Egitto, quarto secolo dopo Cristo.
La crisi dell’Impero Romano aggrava le tensioni già esistenti tra particolari gruppi di potere, siano essi razziali, culturali o religiosi.
La tradizione della cultura antica (e pagana) ha il suo baluardo nella filosofa Ipazia, fulgido esempio, anche in quanto donna, di libertà di pensiero e di evoluzione culturale.
Sarà lei l’eroina della storia che dovrà presto scontrarsi con la fanatica intolleranza dei fondamentalismi, in questo caso con la setta cristiana dei “Parabolani”.
Sullo sfondo di quest’epica lotta tra fede cieca e pensiero libero, troviamo anche la lotta tra due uomini per il cuore della bella Ipazia: Oreste, di nobile famiglia, e Davo, il giovane schiavo della protagonista.
Quest’ultimo è diviso anche tra l’amore segreto, impossibile, che prova per la padrona e la voglia di riscatto e di libertà che potrebbe ottenere unendosi alla feroce rivolta dei cristiani.
Un conflitto che arriverà a risolvere, amaramente, solo alla fine.
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GIUDIZIO
Il regista è quell’Alejandro Amenábar che abbiamo già potuto apprezzare in “Tesis” o in “The Others”.
La trama riprende un fatto storico veramente accaduto e sconosciuto ai più; la vicenda di Ipazia è stata colpevolmente messa a tacere nei libri di storia.
La ricostruzione di ambienti e costumi, salvo qualche piccola inesattezza, è molto fedele e ci trasporta in un mondo antico che conosciamo molto poco perchè gran parte delle informazioni sono andate perdute.
Gli attori risultano bravi e credibili, specialmente Oreste e Davo presi nelle loro pene d’amore.
Anche Rachel Weiz nei panni della filosofa riesce ad esprimere tenerezza e forza, oltre che la straordinaria curiosità nell’indagare e voler conoscere, con mente aperta e spirito critico, i fatti della Natura.
Il film dura 127 minuti e si lascia guardare bene anche se soffre di una regia molto “classica”, un po’ troppo statica a mio avviso.
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DUE PAROLINE DUE
Com’è già successo per altri prodotti (film, libri, ecc.) anche “Agora” ha rischiato di non essere distribuito in Italia per via di forti pressioni provenienti da ambienti cattolici.
Evidentemente dopo più di 1500 anni non siamo andati molto avanti.
Ben venga allora un film che ci ricordi dell’estremo sacrificio di Ipazia e di quelli che sono venuti dopo di lei.
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VOTO: N.C. – Non mi sento di dare un voto. La tematica di cui parla mi sta molto a cuore ma devo ammettere che il film, pure nella sua onestà, non è eccelso.
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A me è piaciuto parecchio. Magari non eccelso, ma da vedere per riflettere un po’ sulle atrocità commesse dal fondamentalismo (di qualunque tipo), sull’importanza della libertà di pensiero (e culto) e su quanto la storia sia “fatta dai vinti”.
Concordo anche nel dire che la regia soffre di una certa staticità, che rende il film un poco lento. Ad ogni modo, un film intelligente e da vedere.