Una città sotterranea ultimo baluardo dell’umanità, una situazione di crisi che non si può superare, e due ragazzi che non vogliono cedere e sperano in un futuro di luce.
Per 200 anni gli abitanti di Ember hanno vissuto nella loro città sotterranea alimentata da un gigantesco generatore elettrico, ignorando la possibile esistenza di un mondo esterno. Si considerano l’unico baluardo di luce nell’infinità oscurità, e queste cieca fede non sembra vacillare nemmeno quando il generatore inizia a perdere colpi, gettando la città nel panico a causa di una serie di blackout che si fanno sempre più lunghi.
Le uniche due persone che non vogliono cedere a questo triste destino sono due ragazzi: Lina Mayfleet (Saoirse Ronan) e Doon Harrow (Harry Treadway). Lei ritrova una scatola di metallo in cui è rinchiusa la possibile salvezza della città, e lui decide di aiutarla nella ricerca. Diversi saranno i pericoli che dovranno superare, in particolare il corrotto sindaco Cole (Bill Murray).
Ember, il mistero della città di luce è tratto dall’omonimo libro di Jeanne DuPrau, a cui il regista Gil Kenan non riesce a fare giustizia. Una storia per ragazzi con la possibilità di far riflettere su certi aspetti della vita (dalla possibilità di cambiare le cose del singolo, al conformismo come male sociale), che la pellicola non riesce ad approfondire, in gran parte a causa di una vaghezza di fondo, che fa apparire il film sconclusionato in più parti.
Troppi sono i punti oscuri: perché la gente è stata rinchiusa ad Ember? (Fa venire in mente qualcosa riguardo il nucleare, ma non viene chiarito.) Perché gli animali sono cresciuti fino a quel punto? Perché chi si allontana da Ember viene definito contaminato? Che cavolo ci fa la talpa nel bunker del sindaco? Come fanno i due protagonisti a sapere cos’è una cascata?
Proprio a causa di questa incoerenza ed illogicità il film non permette di godersi al meglio la storia, che avrebbe meritato un approfondimento maggiore, o quantomeno più cura. Finisce per essere un filmetto d’avventura non troppo interessante. Trascorre benino, forse perché dura solo un’ora e mezza, ma di certo non appassiona, anche se a tratti ci prova.
Un’occasione sprecata.
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