Ancestrale

Il tredicesimo piano

Scritto da Gabriele "Falcon" Boldreghini il 14/02/20101 COMMENTO

Film fantascientifico uscito nello stesso anno del ben più famoso Matrix (1999), simile nella tematica, in cui il protagonista si trova costretto a spostarsi dal mondo reale a quello virtuale per compiere il suo viaggio alla ricerca della verità. Eppure le similitudini finiscono qui, perché il tredicesimo piano si sviluppa in modo assai differente, più incentrato sulla trama serrata e un’invidiabile atmosfera noir.

Douglas Hall (Craig Bierko) viene risvegliato bruscamente dalla polizia, perché il suo amico e socio in affari Hannon Fuller (Armin Mueller-Stahl) è stato ucciso, e lui è richiamato a riconoscere il cadavere. Douglas ha creato con Whitney (un suo collega esperto d’informatica, interpretato da Vincent D’Onofrio) un portentoso congegno di realtà virtuale, in grado di ricreare un vero e proprio mondo, in cui l’utente si trasferisce con la mente nel “corpo” di una delle interfacce. Il genio che ha sviluppato questo progetto è proprio Hannon Fuller, che aveva da poco scoperto qualcosa di molto importante riguardo il mondo che ha aiutato a creare. Per questo è stato messo a tacere. Douglas scopre di essere l’erede dell’azienda (e quindi del progetto), diventando quindi il principale indiziato, mentre in gioco entrano altri personaggi, tra cui Jane (Gretchen Mol), la bella figlia di Fuller. Le cose diventano ancora più complicate quando scopre che il suo ex-socio gli ha lasciato un messaggio proprio all’interno del mondo virtuale… quindi è da lì che dovranno partire le sue indagini personali.

Gli attori sono ben calati nei ruoli a loro assegnati, riuscendo a rendere “vivi” i loro personaggi, e senza il supporto di grandi effetti speciali (il mondo virtuale è una rappresentazione della Los Angeles degli anni ’30) o scene d’azione improbabili, si riesce ad avere un ottimo thriller fantascientifico, in grado di coinvolgere lo spettatore. Si segue con interesse il protagonista nella difficile strada che lo porta a scoprire i misteri del tredicesimo piano, luogo in cui è stata sviluppata la macchina.

Dietro ogni angolo c’è sempre qualcosa da scoprire, e le cose non sono mai quello che sembrano, per questo è evidente un influsso noir, che permea tutta la pellicola, rendendola ancora più accattivante. Non a caso il mondo virtuale riflette la Los Angeles degli anni ’30, molto cara a questo genere. Passato ingiustamente inosservato, Il tredicesimo piano avrebbe meritato più attenzioni da parte del pubblico, perché è un buon film, con una trama solida e ben sviluppata, non povera di colpi di scena e priva di tempi morti.

Ultimi articoli di Gabriele "Falcon" Boldreghini

One Response to “Il tredicesimo piano”

  1. arthur scrive:

    E’ verissimo. “Il tredicesimo piano” è un film ingiustamente sottovalutato che per certi aspetti si può considerare superiore al ben più famoso “Matrix” sia sul piano narrativo che su quello dei contenuti: i molti mondi virtuali, la cui interazione, vista come forma di divertimento così realistica e coinvolgente da generare una forma di dipendenza, rievocano addirittura un collegamento con le moderne conquiste della fisica teorica sull’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, nella quale ogni istante della realtà si biforca sempre in molte direzioni diverse e permette l’ineluttabile ricrearsi di tutte le sfumature del possibile. O addirittura, richiama il bellissimo saggio di P. Davies, “La mente di Dio”, dove viene adombrata la possibilità che l’intera nostra realtà potrebbe essere una sofisticatissima e gigantesca simulazione e nessuno di noi avrebbe la pur minima capacità di accorgersene, poichè non ci sarebbe alcuna differenza tra un mondo virtuale e il mondo esperibile con i nostri sensi.
    Sì, decisamente un film affascinante che viene snobbato anche dalla tv a vantaggio di sottoprodotti sicuramente non dello stesso spessore.

Lascia un commento

Commenti

Video

Forum

  • ISCRIVITI AL FORUM

    forum.jpg