Etichettato come “il futuro della fantascienza“; capolavoro o no si tratta comunque di un prodotto di altissimo livello.
“Ergo Proxy” è il titolo di una serie a cartoni animati giapponese, uscita nel 2006 sul canale satellitare televisivo WOWOW.
Il soggetto è originale (cioè non è stato tratto da nessun manga, libro, ecc.) e l’intera serie si compone di 23 episodi da 25 minuti ciascuno.
Il produttore è la Manglobe, già fautrice dello splendido “Samurai Champloo”, e conta nel proprio team personalità quali Shoko Murase, che si è fatto apprezzare per le atmosfere di “Witch Hunter Robin”, o Dai Saito, ottimo sceneggiatore di tanti successi tra i quali ricordiamo: “Cowboy Bebop”, “Ghost in the Shell: Stand Alone Complex” ed “Eureka Seven”.
In Italia è stata importata dalla Panini Video che lo ha proposto sul mercato dell’home video con la classica suddivisione in 6 DVD a 24,90 euro l’uno.
Degna di nota è l’eccelsa qualità del doppiaggio nella nostra lingua.
Terra, anno imprecisato.
Il pianeta è ridotto ad una landa sterile e desolata a causa di un cataclisma dimenticato.
Quel poco che resta dell’umanità sopravvive nei Dome, grandi ambienti artificiali a forma di cupola.
La storia inizia nel Dome di Romdo, una città tecnologicamente all’avanguardia, pulita ed ordinata, completamente automatizzata.
I suoi cittadini vivono una vita agiata ma apatica, controllati fin dalla nascita e continuamente spinti al consumismo; sono serviti da una moltitudine di androidi denominati autorave.
Ma c’è un’oscura minaccia che rischia di infrangere questa apparente perfezione: il virus informatico COGITO che infetta gli autorave rendendoli capaci di provare emozioni, sottraendoli così al diretto controllo dei padroni.
L’algida Re-l Mayer (si pronuncia Ril, ma in inglese potrebbe essere anche Real), la nipote del reggente di Romdo, lavora come investigatrice nel Dipartimento di informazione ed è in prima linea contro l’infezione del COGITO.
E’ coadiuvata da Iggy, il suo entourage; così vengono definiti gli autorave che a vario titolo affiancano i cittadini di rango elevato.
Quando una serie di efferati omicidi scatena il panico tra la popolazione Re-l si mette subito ad indagare e scopre alcuni segreti che sarebbero dovuti rimanere tali; verità che coinvolgono la natura stessa di Romdo e sulle quali il consiglio del reggente appare reticente.
Le morti sembrano collegate ad uno strano mostro chiamato Proxy, evaso da un laboratorio sotterraneo segreto.
La scia di cadaveri e di indizi lasciata dal proxy conducono l’inflessibile Re-l a Vincent Law, un immigrato dal Dome di Monsk in attesa di cittadinanza.
Costui è un uomo timido, impacciato per non dire remissivo e non ricorda nulla del propio passato.
Sospettato di avere a che fare con i crimini del proxy, Vincent è costretto a fuggire da Romdo insieme all’autorave da compagnia Pino (con le sembianze di una bambina); anche lei infettata dal COGITO.
Con sua grande sorpresa scopre che c’è un altro mondo fuori dal Dome; povero e disperato, ma comunque vivo.
L’eterogeneo gruppo, a cui in seguito si aggregherà la stessa Re-l decisa a chiarire l’intera faccenda, si mette in viaggio verso Monsk per cercare di recuperare la memoria di Vince e che svelare i misteri che lo legano al proxy.
Durante il loro tragitto acquisiranno a poco a poco dei tasselli utili per ricomporre l’intero puzzle, prima del loro ritorno finale a Romdo: la verità sui proxy, sul cataclisma, sui Dome.
Raccontata così, la trama sembra un miscuglio di cose già viste e già sentite: la terra post-cataclisma, gli androidi, le intelligenze artificiali, laboratori di ricerca segreti, ecc.
Uno dei punti di forza di Ergo Proxy è proprio quello di rielaborare tali clichè della fantascienza per ottenere esiti originali, mai raggiunti prima.
Il taglio della serie è molto maturo poichè all’azione viene preferita l’introspezione (i patiti dell’ammazza&spara sono quindi avvertiti); ad esempio vengono esplorate tematiche complesse quali il rapporto tra Sostanza ed Apparenza.
Inoltre la serie è letteralmente infarcita di citazioni, partendo dall’ovvio riferimento a Cartesio e passando per: Collodi, Rousseau, Carroll, Eisenstein, Michelangelo, Lang.
Tutto questo, unito ad un ritmo narrativo prevalentemente lento, alla trama particolarmente intricata ed all’ambientazione a cavallo tra il cyberpunk ed il noir, fanno ascendere questa serie all’Olimpo delle “Belle Storie”.
Ad accompagnare tale complesso intreccio psicologico-narrativo c’è una realizzazione tecnica molto ben curata; un altro grande punto di forza di questo titolo.
Niente è lasciato al caso e tutto concorre a creare la “magia” della storia: musiche (cito solo la sigla finale dei Radiohead), character e mecha design (diversi dai solito stereotipi nipponici ma molto particolari), animazione, fondali, colori, ecc.
Dirò di più; fino ad ora è l’unico cartone animato che mi ha mostrato una perfetta commistione tra computer grafica e non.
Solitamente l’uso della grafica computerizzata stona un po’, specie se affiancata a quella “tradizionale”.
Però in Ergo Proxy quasi non ce se ne accorge e quando questo succede è utile per sottolineare una scena od un’atmosfera.
Ergo Proxy è un prodotto a “tinte forti”, molto maturo e caricato.
Questo peso, sia dal punto di vista narrativo che da quello tecnico potrebbe non essere gradito da tutti.
La trama potrebbe essere giudicata troppo cervellotica o certe citazioni, pretestuose.
Qualcuno non potrebbe gradire il ritmo della storia o l’estetica dei personaggi.
Una cosa è certa; non è un prodotto che lascia indifferenti.
Quello che mi ha fatto innamorare definitivamente di Ergo Proxy è la lunga serie di sorprese e di emozioni contrastanti che mi ha scatenato.
Non a caso ho atteso di vedere il finale prima di decidere se scriverne o no una recensione.
In ogni DVD c’era una puntata che mi sapeva troppo di già visto, o non era chiaro dove volesse andare a parare oppure si trattava del solito episodio riempitivo.
Anche se tecnicamente molto bello venivo puntualmente assalito dai dubbi riguardo alla storia.
Inaspettatamente però nell’episodio successivo si ribaltava tutto: quello che era noto diventava incognito, la certezza diventava ipotesi, la realtà diventava sogno, la banalità diventava poesia, ecc.
Essendo un grande fruitore di storie, difficile da soddisfare, ho apprezzato molto queste sorprese e questi continui saliscendi di emozioni.
Ci sono poi dei capolavori di sceneggiatura come ad esempio la puntata numero 16, tutta incentrata sulle interazioni tra i tre protagonisti.
Dunque, tutto oro quello che luccica?
Per quello che mi riguarda la risposta è si.
Come non affezzionarsi a Pino, l’androide bambina che “umanizza” la vicenda (non sfugga la contraddizione) e smorza i toni nel momento giusto?
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