Ancestrale

Inkhearth, il film

Scritto da Gabriele "Falcon" Boldreghini il 09/07/2009COMMENTA
Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Cornelia Funke, Inkheart tenta d’incantare lo spettatore, riuscendo ben poco nell’intento. Peccato, perché le basi per una storia interessante c’erano tutte…
Mortimer Folchart (Brendan Fraser) è un esperto restauratore di libri, che da anni gira il mondo insieme a sua figlia Meggie (Eliza Bennett) “curando” i suoi pazienti cartacei, mentre nel frattempo cerca disperatamente una copia di Inkheart, un fantomatico romanzo legato alla sparizione di sua moglie Resa.
Tutti i suoi problemi sono iniziati durante una sera di dieci anni prima, mentre leggeva Inkheart a sua figlia, perché senza saperlo lui è un “lingua di fata”, una persona con la rarissima dote di poter rendere reali i brani che legge ad alta voce. Inconsapevole di ciò, ha finito per portare nel nostro mondo personaggi che dovevano rimanere rinchiusi nelle pagine dei libri.
La storia parte bene, lasciando lo spettatore all’oscuro di una trama che inizia ben presto a dipanarsi, chiarendo le motivazioni di Mortimer e di sua figlia, ed il perché l’uomo è tanto “ricercato” da personaggi strambi come Dita di polvere (Paul Bettany), che fin dal principio si accostano a lui.
Purtroppo però ben presto il senso di fantastico viene a scemare, non perché manchino le risorse, ma piuttosto perché il regista non riesce ad utilizzarle. Soprattutto si notano palesi incongruenze nello svolgimento degli eventi: i libri che dovrebbero essere i protagonisti in grado di liberare la fantasia finiscono per apparire quasi pericolosi, soprattutto per quanto riguarda il potere dei “lingua di fata”, che appare inizialmente condizionato da alcuni limiti, superati con il proseguire del film senza alcuna spiegazione.
Insomma, il film di Ian Softley non riesce a coinvolgere del tutto; in parte diverte ma non mostra il benché minimo spessore e confonde, soprattutto con la sconvolgente banalità del finale. Bisogna ammettere che il cast è ottimo, e sopperisce in parte alla povertà della storia, e sia gli attori più scafati sia la giovane protagonista riescono a colpire con una bellissima interpretazione.
Nel complesso Inkheart può essere visto con leggerezza, senza aspettarsi troppo.
Inkheart_locandinaTrasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Cornelia Funke, Inkheart tenta d’incantare lo spettatore, riuscendo ben poco nell’intento. Peccato, perché le basi per una storia interessante c’erano tutte…
Mortimer Folchart (Brendan Fraser) è un esperto restauratore di libri, che da anni gira il mondo insieme a sua figlia Meggie (Eliza Bennett) “curando” i suoi pazienti cartacei, mentre nel frattempo cerca disperatamente una copia di Inkheart, un fantomatico romanzo legato alla sparizione di sua moglie Resa.
Tutti i suoi problemi sono iniziati durante una sera di dieci anni prima, mentre leggeva Inkheart a sua figlia, perché senza saperlo lui è un “lingua di fata”, una persona con la rarissima dote di poter rendere reali i brani che legge ad alta voce. Inconsapevole di ciò, ha finito per portare nel nostro mondo personaggi che dovevano rimanere rinchiusi nelle pagine dei libri.
La storia parte bene, lasciando lo spettatore all’oscuro di una trama che inizia ben presto a dipanarsi, chiarendo le motivazioni di Mortimer e di sua figlia, ed il perché l’uomo è tanto “ricercato” da personaggi strambi come Dita di polvere (Paul Bettany), che fin dal principio si accostano a lui.
Purtroppo però ben presto il senso di fantastico viene a scemare, non perché manchino le risorse, ma piuttosto perché il regista non riesce ad utilizzarle. Soprattutto si notano palesi incongruenze nello svolgimento degli eventi: i libri che dovrebbero essere i protagonisti in grado di liberare la fantasia finiscono per apparire quasi pericolosi, soprattutto per quanto riguarda il potere dei “lingua di fata”, che appare inizialmente condizionato da alcuni limiti, superati con il proseguire del film senza alcuna spiegazione.
Insomma, il film di Ian Softley non riesce a coinvolgere del tutto; in parte diverte ma non mostra il benché minimo spessore e confonde, soprattutto con la sconvolgente banalità del finale. Bisogna ammettere che il cast è ottimo, e sopperisce in parte alla povertà della storia, e sia gli attori più scafati sia la giovane protagonista riescono a colpire con una bellissima interpretazione.
Nel complesso Inkheart può essere visto con leggerezza, senza aspettarsi troppo.

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