
Un classico della letteratura fantastica, tra i primi (se non il primo) a immaginare gli effetti di un viaggio nel tempo. Protagonista dell’incredibile salto nel tempo è Hank Morgan, uno yankee di fine ‘800, che si trova catapultato senza spiegazione alcune nel “fantastico e romantico” periodo medioevale, per la precisione nell’Inghilterra di re Artù.
Tutto ha inizio quando l’autore (Mark Twain) incontra Hank, che gli rivela di aver goduto in prima persona della compagnia dei cavalieri della tavola rotonda, avendo vissuto parte della sua vita in quel medioevo tanto favoleggiato da poeti e scrittori. A testimonianza di ciò gli passa un manoscritto in cui sono riportate le sue incredibili avventure.
Trasportato senza causa apparente, in quel tempo di eroiche imprese e nobili cavalieri, Hank si rende ben presto conto che di eroico e nobile quell’epoca e le persone che vi sono nate hanno ben poco. I plebei sono rozzi, superstiziosi e schiacciati da regole monarchiche ed ecclesiastiche ancestrali, che subiscono in totale rassegnazione, e la nobiltà non è poi molto diversa. Grazie alla più grande arma dell’uomo moderno (l’intelligenza), Hank riesce a ottenere un titolo (Sir Boss) e a farsi passare per un grande mago. In seguito, in puro stile americano, decide di migliorare le condizioni di vita del popolo locale, portando (o meglio imponendo) la repubblica al posto della monarchia. Il piano dovrà svilupparsi nel lungo tempo, e nel frattempo tanti saranno gli ostacoli e le avventure di questo americano alla corte di Re Artù.
Il libro ha molteplici chiavi di lettura, da quella più leggera e umoristica nei confronti di un’epoca troppo spesso vista solo in un’erronea chiave romantica, fino a quella di pesante satira e critica sociale che Mark Twain porta alla sua nazione. Se il primo aspetto mostra un medioevo denso d’ignoranza e superstizione, guidato da leggi che paiono sfidare ogni logica, ben presto si nota anche la sfaccettatura critica più moderna.
Il protagonista ha davvero in animo l’idea di migliorare le cose per il popolo, finendo però per non comportarsi in maniera troppo diversa di quei nobili ed ecclesiastici che vorrebbe spodestare. Se grazie al suo intelletto è desideroso e in grado di portare miglioramenti alla società (“inventerà” il telegrafo, la stampa e tanto altro), è proprio grazie a quello che manipola le persone grette e ignoranti. Da un certo punto di vista, l’autore pare quasi accusare i suoi contemporanei di pretendere di manipolare il presente, senza conoscere il passato. Basta pensare al titolo originale (A Connecticut Yankee in King Arthur’s Court), dove la parola yankee, ai tempi di Twain, aveva ancora una piena valenza negativa.
Nel complesso, pur accusando un po’ l’età, Un americano alla corte di Re Artù si è rivelato un buon romanzo, intelligente e brillante nella sua ironia. Siccome si tratta di un classico, è stato più volte tradotto e riproposto, ed è anche possibile trovarlo anche a qualche mercatino dell’usato a un prezzo irrisorio. Ottima cosa, poiché si tratta di un libro corposo.
Interessante da scoprire.
Ultimi articoli di Gabriele "Falcon" Boldreghini
- Le cronache di Wormwood - June 21, 2010
- La storia fantastica - June 9, 2010
- Fire & Ice: Le cronache del drago - May 28, 2010
- Alice nel paese della vaporità - May 25, 2010
- Che fine ha fatto Mr. Y. - May 16, 2010




















