Ancestrale

‘Breaking dawn – parte I’, il film

Scritto da Paola il 13/12/2011COMMENTA

“BREAKING DAWN – PARTE I”. Film di Bill Condon.

Prima parte del film tratto dall’ultimo libro della quadrilogia “Twilight”. Per ora il migliore dei quattro, nonostante la puntuale riduzione rispetto al libro.
Giungiamo finalmente al matrimonio dei protagonisti, al loro esotico viaggio di nozze e alla tanto sospirata notte di nozze.
Le tematiche principali sono quasi le stesse della prima parte del libro: vediamo la violenza surclassata dalle parole, l’importanza dell’aiuto degli amici nei momenti di bisogno, la necessità di scegliere da che parte stare che a volte comporta voltare le spalle a chi è più vicino a te; come i momenti di difficoltà di una persona cara in comune eliminino divergenze o conflitti tra persone, le prime difficoltà e le importanti decisioni di una coppia di sposini agli inizi e alle prese con una gravidanza improvvisa; come l’amore per una persona fa chiedere l’aiuto anche del proprio peggior nemico pur di salvarla, la fiducia nei sentimenti altrui.
Scene d’amore non volgari e molto dolci, con il giusto pizzico di sensualità e d’ilarità. Da parte di una diciottenne alla sua prima volta troviamo il classico nervosismo, comicità, gaffe, che dà al tutto una piacevole freschezza e fa sorridere. Scene di vero horror (finalmente) della gestazione (invasiva e distruttiva) e della gravidanza anormale e unica, dato che ciò che è avvenuto è una cosa ritenuta impossibile e senza precedenti tra un umano e un vampiro. La scena del parto è suggestiva e terrorizzante, nonostante vediamo finalmente i due rivali lottare per un fine comune, mettendo da parte gelosie e litigi. Molto dolci le scene d’affetto riservate al feto dentro la pancia da parte dei due futuri neo-genitori, nonostante preoccupazioni e pareri contrari da parte della famiglia e amici, e all’inizio anche da parete dello stesso padre, tormentato dai sensi di colpa per quello che ha “impiantato” nel ventre della donna che ama.
Delusione nelle scene della morte e della trasformazione della protagonista, descritte mirabilmente nel libro e rese a esigue sequenze di pochi minuti in celluloide, nonostante la disperazione quasi palpabile degli attori.
Il licantropo Jacob ha preso punti, sia come attore sia come personaggio, gioca bene il suo ruolo e le sue sensazioni.
Non particolare ma comunque buona la regia, in cui la sostanza non è prevaricata dai palestrati con i muscoli d’acciaio. Sempre più evidente lo straordinario che diventa ordinario.
Un finale che lascia molti dubbi e la voglia di vedere la seconda parte.

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