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Gianbattista Basile – Il papà delle fiabe

Scritto da Sergio Sarnari il 05/08/20084 COMMENTI

FiabeVi siete mai chiesti dove nascono le fiabe? Se la risposta è negativa, allora siete abbastanza saggi da non perdere tempo tra domande senza risposte, intrattenimenti infantili e sogni privi di senso, popolati da orchi, buie caverne, principesse e lunghe strade da percorrere.

Se invece ve lo siete chiesto, preparatevi a non aver risposte, perché arrivano così nel passato che la memoria d’uomo riesce a malapena a trasmetterci la fiaba. “Scripta manent, verba volant“, ed è già molto quello che ci è arrivato.
Gianbattista BasileProprio perché sono gli scritti a rimanere “indelebili” nella memoria, ci sono arrivate cose che probabilmente non avremmo visto senza Basile.

Questo personaggio campano, in carne ed ossa, vissuto in piena epoca barocca, è probabilmente il maggior responsabile del fenomeno, diffusosi un po’ in tutta Europa, dello scriver fiabe, precedentemente raccontate solooralmente.

La sua gioventù, passata a fare il mercenario per la Repubblica di Venezia, gli diede il privilegio di girare un po’ di mondo, e l’opportunità di conoscere letterati ed intellettuali, tra i quali i membri dell’Accademia degli Stravaganti e dell’Accademia degli Oziosi.

Scrive in dialetto napoletano e, vi dico la verità, leggere i suoi scritti in lingua originale non è affatto semplice, ma è così bravo a caratterizzare i suoi personaggi che sembrano in ogni momento fuoriuscire dalle pagine per farti una sviolinata in dialetto.

Il suo più famoso testo è il “Lo cunto de li cunti overo Lo trattenemiento de peccerille“, il racconto dei racconti. Per capire l perché del nome senza leggerlo bisogna pensare un po’ al Decamerone. Ebbene allo stesso modo nel Cunto, un re ordina a 10 vecchie di raccontare per 5 giorni 10 storie alla sua regina gravida, creando così 50 storie divise in 5 giornate.

Ogni novella riprende favelle che, per arrivare nella Campania barocca del Basile, hanno viaggiato in lungo ed in largo, dal medioevo danese al rinascimento fiorentino. Insomma, molte delle favole più conosciute del nostro secolo (spesso grazie alla Disney), scritte dai fratelli Grim, da Charles Parrault (quello dei Racconti di Mamma Oca), Andersen, sono le stesse scritte nel Cunto.

Significa forse che i più grandi scrittori di fiabe d’Europa hanno copiato tutti Basile?

Assolutamente no! Loro, come basile stesso, hanno solo trasformato in forma scritta quella che era la secolare tradizione popolare. Ogni fiaba scritta da scrittori diversi in luoghi diversi risente dell’influenza dell’ambiente, dove orsi si tramutano in lupi, capelli biondi in capelli mori e mare in oceano. Dalla foresta nera alle coste della Sicilia, la stessa fiaba è stata narrata, cambiando pochi particolari, da prima che la letteratura accogliesse le favole nei suoi scritti, prima quindi di quel famoso periodo Barocco in cui Basile scrisse, per primo, un racconto contenente 51 fiabe.

La rielaborazione del Basile non solo ci ha permesso di aprire una finestra sugli usi ed i costumi del suo tempo, ma anche fatto accogliere il filone “fiabe” tra alcuni grandi letterati dell’epoca. Certo, alcuni lo consideravano solo intrattenimento per bambini, un po’ come oggi gli eredi di quei luminari della scrittura considerano l’eredità della fiaba: dal romanzo d’appendice a quello di avventura, dalla fantasia alla fantascienza. Lo trattenemiento de peccerille.

A tradurre il Cunto dal napoletano all’italiano è stato lo storico e filosofo Benedetto Croce, che tra l’altro disse che “L’Italia possiede nel Cunto de li cunti o Pentamerone del Basile il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari“.

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4 Responses to “Gianbattista Basile – Il papà delle fiabe”

  1. Ryno scrive:

    Non sapevo del “Cunto de li cunti”, credo proprio che lo cercherò.
    Una domanda ad un cultore del romanzo fantastico come Sergio Sarnari:
    E’ esagerato o “irrispettoso” vedere nei poemi omerici i primi romanzi fantasy mai scritti?
    Lo chiedo perchè amo il genere e subisco spesso la critica snob dei lettori colti, che non “si mischiano”…

  2. Sergio Sarnari scrive:

    Ciao Ryno,
    allo snobbismo ci siamo dovuti sempre abituare e sempre sarà così.
    Negli ultimi anni è iniziata una rivalutazione del genere, ma non illudiamoci troppo.

    Quello che dici è giustissimo e per nulla irrispettoso.
    Il fantasy moderno non è ben visto, ma in passato non era così; pensa a tutto il ciclo bretone, al Beowulf, a Gilgamesh… sono capolavori, ma guai a chaimarli fantasy (anche se lo sono).

  3. Mango Teresa scrive:

    Sto progettando un lavoro sulla fiaba di Basile “Zoza”, con gli alunni di una prima media, vi prego, aiutatemi, datemi qualche idea valida per una decina di ragazzi. Grazie.

  4. Sergio Sarnari scrive:

    Creare un progetto in quattro e quattr’otto non è semplice, alcuni spunti possono essere la somiglianza con alcune fiabe del giorno d’oggi, oppure sugli scenari “tipici” delle fiabe.

    Ti consiglio la lettura di un saggio sul Cunto scritto da Michele Rak:

    Logica della fiaba
    Fate, orchi, gioco, corte, fortuna, viaggio, capriccio, metamorfosi, corpo
    Bruno Mondadori Editore 2005

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