A soli “due passi” dalla fine un nuovo interessante criminale ci viene presentato e descritto nel decimo volume di Batman Arkham: si tratta di Scarface.
Scarface è solo un pupazzo, una marionetta, eppure è lui che domina il Ventriloquo (Arnold Wesker), è lui che decide dove andare e come fare… a volte (spesso) arriva persino a picchiare l’uomo a cui è unito. Se Scarface è un perfetto e spietato boss criminale, Arnold è un pappamolla che odia la violenza, e questo contrasto tra loro crea un duetto bizzarro e grottesco, così come grottesche sono le forme della marionetta. Ancora oggi è un mistero se Scarface sia in qualche modo una bambola stregata o una scheggia impazzita della mente di Arnold.
Iniziamo con la prima apparizione di questi due “loschi individui” con Febbre, una storia del 1988 in cui Scarface e Arnold fanno la loro comparsa per la prima volta. La storia in tre parti che segue è Il ritorno di Scarface ed è proprio l’episodio che lo vede protagonista per la seconda volta. L’origine segreta di Scarface ci racconta come lui ed Arnold si sono incontrati, ed aggiungono quell’alone sovrannaturale che ancora permea il criminale. L’ultimo racconto è Scarface: uno psicodramma in cui si ripete qualcosa della storia precedente, ma soprattutto si mettono in mostra i tentativi fallimentari di Arnold di liberarsi della sua controparte di legno.
Un bel volume, che descrive a tuttotondo il criminale Scarface e lo psicopatico Arnold Wesker, che viene dominato dalla sua marionetta, quale che sia il motivo. Ecco un’onda crescente di cui questa serie sentiva il bisogno. Al prossimo mese con Tzasz.
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