Creato nel 1998 da Claudio Chiaverotti (già sceneggiatore di storie per Dylan Dog e Martin Mystere), Brendon è uno dei fumetti della Sergio Bonelli Editore. Ha diversi tratti in comune con la maggior parte degli eroi bonelliani: è un romantico, malinconico ed un “buono” a tutti gli effetti, uno di quelli che raramente sbaglia un colpo e sa sempre la cosa giusta da fare. Proprio il suo essere un eroe buono di quelli che esistono solo nelle favole lo fa considerare dagli altri come un Nato il 31 Febbraio (che è anche il titolo del primo numero), cioè un caso più che unico, irreale. Soprattutto se si considera che fa il cavaliere di ventura, un mercenario in grado di risolvere problemi che la milizia ed altre forze non riescono a contrastare, lavoro di solito svolto da uomini duri e spesso spietati.
Il mondo di Brendon è il nostro dopo una catastrofe, una pioggia di meteoriti, che ha devastato ogni cosa. La tecnologia è un bene rarissimo e creature mutate sono comparse in ogni dove. Il luogo in cui si svolgono le avventure è la Nuova Inghilterra, composta di città isolate l’una dall’atra a causa di grandi zone desertiche create dalla catastrofe. Per certi versi assomiglia ad altri mondi regrediti e violenti, come quello di Mad Max oppure di Kenshiro. L’atmosfera voluta dall’autore unisce vari generi, principalmente il fantasy ed il dark, quindi vedremo personaggi vestiti in maniera fantasiosa, con stringhe di cuoio e occhi bordati di nero, seguaci di sette maligne con maschere pittoresche ed i nomadi del deserto con il volto ed il corpo coperti da bende e stracci. Nelle storie di Brendon ci si può imbattere in un Drive-in in rovina in mezzo al deserto, in una foresta in cui ancora abitano le fate, in inquietanti Case delle Anime Perdute (manicomi), o semplicemente tra le trame di un omicidio in città.
Brendon abita in un castello decadente nel deserto, in cui vive con Christopher un robot fissato con i pasti vegetariani (poco presente nella serie), viaggia in groppa a Falstaff (il suo cavallo) e come arma usa una vecchia pistola, le cui origini sono magistralmente raccontate nel primo speciale (Memorie di un altro tempo), uno dei miei albi preferiti. Chiaverotti è sempre stato famoso per le sue storie oniriche (fu sceneggiatore di un fumetto di Dylan Dog tra i più belli e conosciuti, il numero 66 – Partita con la morte), e le situazioni ai limiti del sogno che riesce a creare sono perfette negli albi di Brendon. Reputo queste storie, miscuglio di reale ed immaginario, le migliori della serie, mentre quelle a sfondo giallo ed investigativo a volte calano un po’ di tono. Fatto purtroppo normale in una serie dalla durata “potenzialmente infinita”.
Come tutti gli albi seriali, Brendon soffre di una certa ripetitività nelle storie, che l’appassionato non vorrebbe cambiare, ma può non piacere ai lettori più esigenti e desiderosi di storie dinamiche e con un’evoluzione, mutamento che non si è mai verificato in una serie della Bonelli e non inizierà a vedersi su Brendon. Al pari di Dylan Dog, ogni numero di Brendon è una storia a se stante (niente doppie puntate o lunghe saghe) anche se alcuni albi possono avere un collegamento di fondo, quindi possono essere una piacevole lettura anche per un lettore occasionale.
Attualmente è un bimestrale che ha raggiunto il numero 57 della serie regolare, con aggiunti 5 speciali a cadenza annuale (escono durante l’estate). Il costo di un albo regolare è 3,00 euro, quello di uno speciale 4,80.
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