Con un marito in coma ed una vita piena di sogni e speranze infrante, Misty decide di scrivere un diario per consegnarglielo quando (e se) tornerà cosciente.
Da giovane Misty Kleinman ha sposato Peter Wilmot e grazie a questo matrimonio è potuta andare a vivere nell’incantevole Waytansea Island. Qui crede di poter essere felice, anche se è costretta a lasciare da parte il sogno di diventare un’artista. Eppure il marito, i parenti ed anche gli altri abitanti dell’isola sono convinti che lei sia destinata a grandi cose. La ragazza cresce, ha una figlia e diventa una mamma premurosa… quasi una vita normale, anche se c’è sempre la sensazione che qualcosa sia sbagliato. Poi Peter tenta il suicidio, ed anche se non ci riesce rimane in coma. È allora che Misty, su consiglio della suocera, inizia a tenere il diario che stiamo leggendo.
Un’isola da sogno invasa dai turisti, una ragazza che aveva creduto di poter vivere nel sogno senza subirlo, gli abitanti del posto convinti che lei sia una grande artista ed un marito che, prima di entrare in coma, ha murato delle stanze di case che doveva ristrutturare e le ha riempite di scritte inquietanti e folli. Con una base simile, è ovvio che il diario di Misty non sarà tra i più normali, e con il passare del tempo riuscirà a diventare ancora più tetro e surreale… riuscendo a coinvolgere sempre più il lettore.
In Diary, Chuck Palahniuk da un’altra buona prova della sua grande abilità da scrittore, con un romanzo a metà strada tra un saggio psicologico sull’arte e una storia horror. L’arte è viva in Diary ed ha un’anima in grado di reincarnarsi. Questo è uno spunto anche per mostrare la sua visione dell’arte: “la sofferenza è la chiave dell’ispirazione.” Ricompare anche il tema della morte che sembra ossessionare l’autore, forse perché nella sua vita diversi sono stati gli episodi violenti (suo nonno uccise la moglie prima di togliersi la vita ed il padre ucciso dall’ex-marito di una donna conosciuta tramite un annuncio). Ad ogni modo, tra intrusioni psicologiche e pene auto inflitte, da Diary (9,00 euro Piccola Biblioteca Oscar Mondadori) bisogna aspettarsi 280 pagine di scrittura sferzante, asciutta e crudele, tipica di Palahniuk.
Geniale, visionario e contorto.
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