
“VAMPIRO A BROOKLYN”. Film di Wes Craven.
Finalmente vampiri non dalla caratteristica pelle pallida! Il regista Wes Craven ci presenta un film di vampiri dalla carnagione nera, su uno sfondo metropolitano americano. Le sue creature della notte presentano molte delle caratteristiche tipiche vampiresche, dal trasformarsi in animali all’ipnotizzare esseri umani. Il film è pervaso di umorismo, linguaggio scurrile e frasi interessanti. Su uno sfondo moderno ritroviamo un cliché classico: la predestinazione di due creature a incontrarsi.
Il protagonista è Maxmillian (Eddie Murphy) che, rimasto ormai solo, si addentra nella città di Brooklyn per cercare Rita Veder (la bellissima Angela Bassett), l’ultima discendente della sua stirpe dal potere ancora latente.
Ritroviamo tutti gli stereotipi del romanzo di Bram Stoker, trasportati ai giorni nostri: il vampiro, la donna prescelta, l’amica della prescelta che viene presa di mira per prima, l’innamorato pronto a tutto per difendere la donna che ama, il dottore saggio che sa con chi si ha davvero a che fare, il servitore sfortunato del vampiro.
Riguardo alle tematiche, in primis quella della solitudine del vampiro e di come molto spesso sono gli uomini i veri mostri. Secondarie ma non meno importanti: quanto sia difficile accettare il male dentro di noi, simboleggiato dall’accettare la propria parte vampira da parte della protagonista; il fascino di un potere illimitato; quanto si può arrivare vicini a essere sopraffatti dalle bellezze che ci offre quel potere e quanta altrettanta forza servi per rifiutarle; quanto l’amore ti dia la forza per affrontare qualunque barriera; quanto a volte un pizzico di irrazionalità ti faccia giungere alla soluzione del problema e quanto le nostre scelte di vita siano solo nostra responsabilità con relative conseguenze.
Il regista ha dimostrato di poter creare un film dallo sfondo horror, utilizzando molta ironia senza rendere il tutto una parodia. Gli attori sono affascinanti quanto notevoli e, riguardo alla versione italiana, più che efficienti i doppiatori.
Non vi sono delle vere e proprie risate, ma sicuramente alcune battute strappano qualche sorriso. Molto belli sono i dialoghi tra Max e Rita. La sceneggiatura del film è ben congegnata, con un lieto fine non melenso né sbrigativo, con una giusta dose di umorismo e frasi che fanno pensare.
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