
“WAXWORK”. Film di Anthony Hickox.
Film fine anni ’80 per gli amanti del genere. Non un gran film, ma da vedere.
La storia è principalmente incentrata su un museo delle cere, le cui statue nascondono un terribile segreto. Rappresentano per lo più mostri, dai più comuni come Dracula e il Fantasma dell’Opera, dai classici zombi al Marchese De Sade, fino ad arrivare a mostri meno conosciuti (che non ho saputo purtroppo identificare). È contro queste riproduzioni di cera che i protagonista s’imbattono in altrettante teche, impregnate di magia nera.
È interessante vedere come tutto ruoti intorno alla paura e ai desideri inconfessati. Infatti tra le tematiche presenti spicca il fatto di riuscire a superare le proprie paure, di non farsi affascinare dal male né di lasciarsi andare ai desideri più intimi o oscuri. Dal film si evince che spesso e volentieri siamo proprio noi a dar vita alle nostre paure, a ciò che più vogliamo, sia esso male e bene e che poi dobbiamo pagarne le conseguenze. Come creatori dei nostri desideri e paure, ne siamo anche vittime e non sempre ne usciamo vincitori, come purtroppo scopriranno alcuni personaggi del film.
La tematica più evidente: la vera cosa da temere è la paura stessa. Solo affrontando la paura o liberandoci dai nostri desideri verso il male, siamo liberi.
Troviamo musiche che creano perfettamente l’atmosfera e altre che sono assolutamente fuori luogo, scene che sfiorano il grottesco e altre il filosofico. In certe scene l’umorismo è scadente, le frasi a volte sono inopportune e non idonee, tuttavia i dialoghi sono efficaci e la trama interessante, gli effetti speciali caserecci ma efficienti, con un gran spreco d’emoglobina. Sia la regia sia gli attori sono modesti, nulla di eclatante, ma comunque sufficiente.
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Nonostante non sia, onestamente, un gran film, lo ricordo con affetto; vuoi per l’originalità, vuoi per l’ironia. Da vedere.